Lettera al Card. Martini

“Caro Cardinal Martini, le chiedo il consiglio forse più difficile per un sacerdote: ho perduto la fede, potrò ritrovarla? Avevo in me due forme di fede, in Dio e nella Chiesa romana. Perduta la seconda, ho annullato anche la prima… La fede in Dio, o meglio nel Dio trinitario di questa Chiesa, è inaridita quando ho approfondito la conoscenza dei testi sacri anche fuori dei canoni biblici, quando mi sono avvicinato al pensiero moderno, quando ho riflettuto su ciò che ha determinato gli inizi del Cristianesimo, sulla Chiesa dei primi secoli e l’involuzione autoritaristica e centralizzata almeno a partire dal IV secolo… Non ci credo più, anche se vorrei…” (Emanuele Nitri – Milano)

Molte sono le lettere pervenutemi in questo tempo. Non c’è spazio sufficiente per rispondere a tutte, neanche alla maggior parte di esse. Ma per quanto sta in me intendo leggerle tutte e considerarle con attenzione, anche quelle che mi dicono: «So che lei non leggerà mai questa mia lettera». Non poche tra quelle ricevute parlano del tema della fede e delle sue difficoltà. Non c’è da stupirsi che rivolgendosi ad un uomo che dice di credere nel Dio di Gesù Cristo si pongano tante domande e si chieda luce per tante situazioni di fede incerta, languida o inesistente. Va anzitutto ricordato che la fede è un dono di Dio, che va chiesto umilmente a lui. L’esperienza, in particolare quella fatta a Milano con la Cattedra dei non credenti, mi ha mostrato che la preghiera esiste in noi in una strato ancora più profondo della stessa fede. Dunque, anche chi dice di non aver fede può pregare con intensità per averla.

Vorrei dire al signor Nitri che il suo itinerario intellettuale è molto simile al mio. Ho percorso un po’ le stesse tappe, ma le mie conclusioni sono state di continuata adesione alla fede nel Dio biblico, pur ammettendo che la storia della Chiesa delinea dei momenti più oscuri e dei passi falsi.

Ma la concezione che il Dio di Gesù Cristo mi dà della vita, della morte, del senso della vita umana e dell’eternità mi soddisfa e mi nutre, anche quando sto lottando con qualche difficoltà a credere. Queste ed altre lettere ricevute mi pongono di fronte alla domanda più generale: come ricuperare la gioia della fede e della preghiera? Non do consigli astratti, ma porto quattro immagini.

La prima è quella di una cascata di montagna: se l’acqua non si butta coraggiosamente, imputridisce.

La seconda è quella dell’alpinista di fronte una parete ripida. Ha bisogno almeno di tre appigli; nel nostro caso sono: un uomo di consiglio, il buon umore e qualche buon libro.

La terza immagine è quella del mormorio di un vento leggero (1 Re 19,12). Questa è la preghiera fatta a partire da qualche Salmo, meditata nel profondo del cuore.

La quarta immagine è quella di chi sale in elicottero e vede un più vasto panorama, che gli dà orientamento e chiarezza. Ho sperimentato in me stesso che le difficoltà contro la fede crescono a misura che si rimpicciolisce il quadro di riferimento.

 

Fonte: Kattolika.myblog.it